Preghiera del buonumore

(di San Tommaso Moro)


Signore, donami una buona digestione
E anche qualcosa da mangiare.

Donami la salute del corpo
E il buonumore necessario per mantenerla.

Donami un’anima semplice
Che sappia far tesoro di tutto ciò che è buono
E non si spaventi alla vista del male
Ma piuttosto trovi sempre modo
Di rimettere le cose a posto.

Dammi un’anima che non conosca la noia,
I brontolamenti, i sospiri, i lamenti
E non permettere che mi crucci eccessivamente
Per quella cosa troppo ingombrante
Che si chiama “Io”.

Dammi, Signore, il senso del buonumore,
Concedimi la grazia di scoprire un po’ di gioia
E di farne partecipi gli altri.


Sul buonumore

Angela, Roma 31 maggio 2020

Il Qoelet dice:

“C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
Un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
Un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere…
Un tempo per abbracciarsi e un tempo per astenersi dagli abbracci…
Un tempo per parlare ed un tempo per tacere…”

La saggezza dell’autore di questo Libro sapienziale ci dice che tutta la vita è un alternarsi di gioie e dolori e tutto questo accade senza una ragione ben precisa, tutto quello che succede è un mistero e l’uomo pecca di vanità o di superbia se pensa di poterlo comprendere.

Per un cristiano però l’importante è prendere la vita in maniera sorridente. Il buonumore, infatti, fa parte della vita e chi non ne ha, ha una vita molto povera.

L’umorismo nasce da una forma gioiosa di umiltà, perché se riconosciamo i nostri limiti e non ci prendiamo troppo sul serio riusciamo a ridere di noi stessi, riconoscendo che noi siamo piccole creature nelle mani del Creatore. L’umorismo contiene il riso, contiene la gioia di essere liberi e spontanei, è come tornare ad essere bambini fiduciosi tra le braccia di mamma e papà. Certo la vita adulta ha una consapevolezza diversa ma dovremmo acquisire una benevolenza verso noi e verso gli altri, una indulgenza, che ci aiuti a perdonare. Insomma guardiamo ai nostri difetti con un sorriso ed un po’ d’intelligenza!

Papa Francesco nella “Gaudete et exultate” ci dice che il malumore non è segno di santità, non si può annunciare il Vangelo con una faccia da funerale! Tipo quella di quando ci alziamo al lunedì mattina per andare al lavoro, o la faccia di chi si trova in un ingorgo, o di chi partecipa ad una riunione di condominio: faccia da funerale!

Allora apriamoci al sorriso: la bocca sorridente rivela ciò che noi siamo dice il Siracide!

Una curiosità

Nel Medioevo esisteva la tradizione del “Risus paschalis” che prevedeva il racconto del maggior numero di barzellette, durante la notte di Pasqua, perché dappertutto esplodesse la gioia!

Dicevano…

Ionesco: Se non c’è buonumore c’è campo di concentramento…

Beniamino Franklin: La birra è la prova che Dio ci ama e vuole che siamo felici!

Erich Fromm: Se non sei felice con ciò che hai non lo sarai nemmeno con quello che ti manca.
La felicità non è avere ciò che si desidera ma desiderare quello che si ha, la felicità non consiste nell’avere ma nell’essere.

Cosa ci vuole allora per essere felici? Dove risiede la felicità?

Non nelle vanità mondane ma nella interiorità dell’anima.

A presto!

Angela