La programmazione come opera di cesello o scultura

Roma 3 maggio 2020

Questo è un tema che mi è caro fin dagli anni '80, cioè da quando ho scoperto e praticato i "segreti" della programmazione.

Prima di allora, ero in grado di programmarmi soltanto le ore di studio, che erano tante per via del biennio di ingegneria...

E' in quegli anni che ho saputo del Commodore 64 un home computer della Commodore Business Machines Inc. commercializzato dal 1982 al 1994 e l'ho acquistato di seconda mano per iniziare subito ad esercitarmi.

Nel pacchetto di aggeggi rimediati non c'era il mouse e come unità di memorizzazione esterna c'era un registratore a cassette.

Desideroso di espandere le capacità del mio primo computer, ben presto sono andato in un negozio specializzato ed ho comprato il DiskDrive 1571 un'unità di memorizzazione esterna su floppy disk da 5 pollici e un quarto - Floppy disk: un supporto di memoria digitale di tipo magnetico inventato dalla IBM e un disco contenente un software di programmazione: l'ambiente di sviluppo software in linguaggio Pascal linguaggio di programmazione creato da Niklaus Wirth e basato sul linguaggio ALGOL; il nome è dedicato a Blaise Pascal che inventò nel 1645 la Pascalina, considerata la prima calcolatrice (che esiste ancora, ovviamente in versione evoluta!).

Tuttavia, il linguaggio nativo era l'Assembler il Macro Assembler Development System o Commodore Assembly Development System Package, pubblicato nel 1982 e quello un po' più vicino all'uomo era il Basic un dialetto del linguaggio BASIC usato nella linea a 8 bit degli home computer della Commodore International (pure questo si è evoluto e resiste ancora).

Ho accennato fin qui agli aspetti legati alle macchine solo perché li ricordo con particolare tenerezza in quanto legati alla giovinezza.

Mi concentro ora sugli aspetti squisitamente umani, quelli che mi ricordano l'esercizio delle arti, come cesellare o scolpire; confesso subito che tali emozioni le ho vissute e le vivo tutt'ora ogni qualvolta trovo il tempo per inventare un'applicazione.

Provo a spiegarmi: per me scrivere un'applicazione per il pc o per il web è come realizzare un'opera d'arte, il cui risultato può piacere o no a chi la guarda, può comunicare o meno i pensieri dell'autore, può suscitare critiche positive o negative...

Ma sicuramente un'opera dell'uomo faber dalla locuzione latina «Faber est suae quisque fortunae» che significa: «ciascuno è artefice della propria fortuna» è il frutto di un coraggioso e paziente sforzo personale.

Il frutto di un'azione concreta che può far nascere una comunicazione interiore o esternabile, tra il fruitore e il proprio vicino oltre che con l'autore.

Ecco, concludo che si potrebbe dire la stessa cosa anche per una qualsiasi altra forma di espressione che l'uomo riesca a immaginare, progettare, sperimentare, realizzare, sbagliare, modificare, rifare...

Mi viene in mente che il vivere la stessa quotidianità suggerisca l'idea di arte. Siamo artisti della nostra esistenza.

Giovanni